Ci sono interviste in cui arriviamo con una serie di domande preparate e altre in cui, dopo poco, ci ritroviamo semplicemente a chiacchierare. Con Angelica è successa più o meno la seconda cosa.
Natascia, amante dell’arte da sempre, scopre Atelier CREA – ARTI quasi per caso e decide di partecipare a uno dei suoi workshop sulla terrazza Superga di Cuneo. Tra pennelli, colori e chiacchiere nasce la curiosità di conoscere meglio Angelica e, soprattutto, la sensazione che dietro quel workshop ci sia una storia che vale la pena raccontare.



Così, qualche tempo dopo, le scrive e le propone di entrare a far parte del racconto de Le mie Strade di Cuneo.
Ed eccoci qui.
Entriamo nel suo nuovo spazio quando mancavano ancora una ventina di giorni all’inaugurazione e intorno a noi c’era quel piacevole spirito che precede tutte le aperture: cose da sistemare, prodotti da posizionare, stanze che prendono forma e, soprattutto, un papà orgoglioso alle prese con un lampadario da aggiustare. Lei intanto ci porta in giro e ci racconta, mentre noi scopriamo abbastanza in fretta che quello che aprirà il 20 settembre a Cuneo non nasce esattamente il giorno in cui Angelica ha deciso di cercare un locale, ma parecchi anni prima.
Angelica è di Cuneo. Qui è cresciuta e ha frequentato il Liceo Artistico, prima che la passione per l’arte la portasse a Venezia. Non è difficile capire perché: quando le chiediamo del suo percorso, ci racconta Venezia non soltanto come il posto in cui ha studiato all’Accademia, ma come una città scelta per la possibilità di vivere circondata dall’arte.
L’ultimo anno di università la porta ancora più lontano, in Portogallo, dove frequenta un’accademia e, terminati gli studi, viene chiamata a lavorare con un collettivo artistico. È un periodo che ricorda come estremamente importante.
«Avevo proprio la sensazione di crescere tantissimo, a livello di conoscenza ma anche di attitudine sul lavoro».
Poi però la mancanza dell’Italia inizia a pesare.
E questa cosa, raccontata da una persona che per l’arte ha deciso di andarsene, ci incuriosisce. Le manca il nostro modo di rapportarci al bello, quella presenza quasi scontata dell’arte nelle città italiane che forse, proprio perché l’abbiamo sempre avuta davanti agli occhi, finiamo qualche volta per non vedere più.
«Noi abbiamo un approccio verso l’arte unico, secondo me. Anche se a volte ci valorizziamo un po’ poco. Mi mancava quella sensazione di essere circondata dall’arte, perché poi alla fine noi siamo questo».
E quindi torna.
Organizza una sua mostra e proprio durante quella mostra succede una di quelle cose che, quando vengono raccontate a posteriori, sembrano avere molto più senso di quanto probabilmente ne avessero in quel momento. Una signora entra, vede il suo lavoro e le chiede:
«Ma tu vorresti fare dei corsi d’arte?»



Angelica non ne aveva mai fatti, ma ci pensa. La tecnica ce l’ha, cinque anni di Accademia anche; la parte dell’insegnamento è tutta da scoprire. Decide di provarci.
Il primo progetto nasce insieme alla proprietaria di un nido ed è dedicato principalmente alle mamme e ai bambini. Poi iniziano ad arrivare altre persone, soprattutto adulti, e quello che doveva essere un esperimento cresce molto più di quanto Angelica si aspettasse. Nel frattempo i corsi si spostano, nascono collaborazioni e si crea una rete, finché pian piano diventa evidente che, per continuare a crescere, serve uno spazio suo.
E Cuneo come ha reagito?
Perché quando qualcuno decide di proporre qualcosa di nuovo in una città delle nostre dimensioni, il dubbio viene sempre. Ci sarà abbastanza gente? Avrà voglia di partecipare? Funzionerà?
Secondo Angelica sì.
«C’è tanta voglia di fare. Secondo me le persone hanno voglia anche di passare del tempo tra di loro, tra persone diverse, senza dover essere per forza all’aperitivo».
E sia chiaro, noi all’aperitivo vogliamo molto bene. Però capiamo cosa intende.
Una delle cose che Angelica ha notato durante questi anni è che ai suoi corsi raramente arrivano gruppi già formati. Le persone vengono da sole, senza conoscere gli altri, e magari dopo qualche lezione decidono di portare un’amica. Entrare in una stanza senza conoscere nessuno, sedersi davanti a un foglio o a una tela e avere qualcosa da fare insieme rende improvvisamente meno importante il fatto di essere arrivati da soli.



Anche da questa osservazione sono nati alcuni dei format che negli anni hanno mescolato arte e aperitivo. L’idea era semplice: abbassare un pochino quella barriera che ci fa pensare che, per partecipare a qualcosa di artistico, sia necessario essere già capaci.
«Uno magari pensa: oddio, non sono capace a fare questa cosa d’arte. Però intanto vado a farmi l’aperitivo». E poi magari scopre che dipingere gli piace pure.
Un posto tutto suo, ma non solo
Quando Angelica decide di cercare una sede, non deve girare mezza Cuneo. Questo è il secondo posto che vede. Anzi, tecnicamente non è neanche lei a trovarlo: il suo fidanzato passa davanti al locale, vede che è disponibile e le dice che secondo lui potrebbe funzionare.
Angelica viene a vederlo e la convince soprattutto una stanza, quella in cui siamo seduti durante l’intervista. È luminosa, ha spazio e soprattutto non dà l’impressione di essere semplicemente un negozio. Angelica riesce già a immaginarsela piena di persone al lavoro, fa un’offerta, viene accettata e iniziano i lavori.
Anche i tavoli che oggi riempiono la sala raccontano bene cosa vuole fare qui dentro. Sono tutti modulabili.
«Se viene un artista e mi dice che li vuole così, li mettiamo così. Se li vuole a quattro a quattro, li spostiamo. Questo posto non deve portare la mia faccia, deve essere tanto mio quanto degli artisti che lo abiteranno. Sia con le loro opere che con le loro attività».
Presto capiamo che lo stesso principio vale anche per i corsi. Angelica non vuole classi particolarmente numerose, perché vuole riuscire a girare tra i tavoli, osservare quello che stanno facendo le persone e intervenire singolarmente. Soprattutto, non prepara una lezione rigida che tutti devono seguire nello stesso modo.



Se durante una lezione qualcuno sta dipingendo delle nuvole e ha difficoltà, quelle nuvole possono diventare la lezione di tutti. Un errore, una domanda o un tentativo fatto da una persona diventano l’occasione per fermarsi e spiegare qualcosa al gruppo. Ci piace parecchio l’idea che una lezione sulle nuvole possa nascere semplicemente perché, quel giorno, qualcuno non riesce a dipingerle.
Non solo corsi
La programmazione del nuovo spazio avrà due formule principali: ci saranno i corsi settimanali, per chi vuole portare avanti un percorso continuativo, e i workshop, pensati per chi vuole sperimentare una tecnica senza prendersi necessariamente un impegno fisso.
Alcune delle persone che li terranno Angelica le ha conosciute all’università, altre attraverso amici, altre ancora durante gli anni trascorsi lavorando nel mondo dell’arte. Ci saranno ceramica, incisione, Kintsugi, ghirlande e altri appuntamenti che verranno aggiunti nel tempo.
Tra gli artisti coinvolti ci sarà anche Piccola Bottega e qui, inevitabilmente, ci scappa un piccolo salto indietro nel tempo: noi l’avevamo intervistata nel 2020, in pieno Covid, quando ancora le interviste si facevano al telefono e le fotografie arrivavano dopo. A quanto pare, alla fine, le strade si incrociano sempre.
Ci saranno anche incontri completamente nuovi, come quello con Celeste Beccalli, che Angelica ha scoperto attraverso il suo progetto di miniature. Subito dopo essersi scritte hanno creato un’immediata sintonia che le ha portate a collaborare.
Durante l’inaugurazione del 20 settembre, a partire dalle 18, queste diverse anime saranno già visibili. Nelle stanze verranno esposte e messe in vendita opere e creazioni di artisti provenienti da diverse parti d’Italia, alcuni dei quali torneranno poi nei mesi successivi per tenere i workshop.
Non servirà iscriversi all’inaugurazione: si entra, si guarda, si conosce e, immaginiamo, si chiacchiera.
Poi Angelica ci fa vedere il bagno
Che scritto così non sembra esattamente il passaggio fondamentale di un articolo sull’arte. E invece un po’ lo è.
Angelica appartiene alla filosofia secondo cui il bagno dovrebbe essere una delle stanze più belle di un posto. Non sappiamo se questa filosofia abbia già un nome ma, nel dubbio, ci trova abbastanza d’accordo.
Su una delle pareti sta dipingendo Cuneo. Ha iniziato dalla Torre Civica e continuerà nel tempo ad aggiungere elementi della città, mentre per un’altra parte si è lasciata ispirare dalle colonne del Duomo.


Poi c’è la stanza dedicata ai tatuaggi, perché Angelica è anche tatuatrice, e c’è una piccola libreria con libri d’arte e romanzi legati all’arte, che metterà volentieri a disposizione di chi frequenterà lo spazio.



C’è il magazzino sotto, ci sono le sedie per chi arriva mentre lei sta finendo una lezione e c’è ancora parecchio da fare.
Mentre giriamo per le stanze viene fuori anche un pezzo importante della sua storia, quello della sua famiglia. Angelica racconta di essere stata molto fortunata perché i suoi genitori l’hanno sempre sostenuta nelle sue scelte, a una condizione: qualsiasi cosa decidesse di fare, doveva farla seriamente.
Per spiegarcelo torna a quando era più giovane e si trovava davanti a due strade piuttosto diverse, quella artistica e quella medica. Sua mamma, invece di suggerirle la seconda perché apparentemente più sicura, le disse:
«Se facessi medicina sarebbe un peccato, perché sprecheresti un talento».
Mamma di Angelica
La stessa cosa è successa anni dopo con i tatuaggi. Vuoi farli? Va bene. Però fai il corso più serio che esiste.



Mentre ce lo racconta, Angelica si emoziona un po’ e capiamo quanto quel tipo di supporto abbia avuto un peso nel percorso che l’ha portata fin qui. Forse è anche per questo che, arrivati quasi alla fine della nostra chiacchierata, quando le chiediamo che cosa vorrebbe davvero uscisse da questo articolo, non ci parla dei corsi, delle tecniche o dell’inaugurazione.
Ci parla delle persone.
Non vuole che questo sia semplicemente il posto di Angelica, uno spazio riconducibile soltanto a lei o alla sua storia. Vorrebbe che diventasse un luogo legato all’arte in generale, aperto a chiunque voglia avvicinarsi, sperimentare, imparare o anche soltanto guardare. Un posto in cui entrare senza sentirsi fuori luogo, anche se con l’arte non si ha mai avuto niente a che fare.
Non bisogna saper dipingere e non bisogna aver frequentato un liceo artistico. Soprattutto, non bisogna arrivare qui pensando di dover dimostrare qualcosa.
L’obiettivo, alla fine, è molto più semplice: avvicinare le persone al bello.
Forse anche per questo torna quella frase che sua mamma le disse quando si trovava davanti alla scelta tra l’arte e la medicina. Non come un invito obbligato a scegliere l’arte, ma come il riconoscimento che un talento, qualunque forma prenda, merita di essere coltivato.
Angelica ce lo dice quasi alla fine della nostra intervista ed è probabilmente la frase che ci portiamo dietro quando usciamo:
«Se uno si abitua al bello, poi lo porta anche nelle sue giornate».
E forse un po’ funziona davvero così. Ci abituiamo facilmente a tante cose, anche a quelle brutte. Tanto vale provare ad abituarci anche al bello.
Dove trovarla?
ATELIER CREA-ARTI uno spazio d’arte a Cuneo
CORSO GIOVANNI XXIII n6,Cuneo
Inaugurazione: 20 settembre dalle ore 18
Lo spazio ospiterà corsi settimanali, workshop con artisti e attività dedicate alle diverse tecniche artistiche. Durante la giornata è possibile passare per chiedere informazioni, preferibilmente previo appuntamento.
Come contattarla?
Instagram: https://www.instagram.com/atelier_creaarti/
Profilo tatuaggi: https://www.instagram.com/angie_topdown/
Telefono: +39 3514014496