Le parole ci permettono di descrivere ciò che vediamo e ciò che proviamo, ma c’è chi decide di farne qualcosa di più. Francesca ha scelto di trasformarle nel suo modo di raccontare il territorio, le persone e le storie che lo abitano, dando voce a una cultura che rischia di andare perduta.
Lo sa bene Paolo Tibaldi, attore e regista albese che ha scelto di restituire al piemontese, la lingua delle sue radici, l’attenzione e l’importanza che merita tramite diversi progetti che spaziano dal teatro alla scrittura.
Oggi noi di Le mie strade di Cuneo vogliamo approfondire un aspetto importante del territorio che vi raccontiamo tramite i nostri canali, cioè la lingua che ha accompagnato e plasmato le nostre amate colline, valli e montagne cuneesi, una lingua che si declina a sua volta in tanti dialetti diversi (tra cui il langarolo, il monregalese e il cuneese, solo per citarne alcuni). Una lingua che ha una sua storia e una sua letteratura, ma che rischia di perdersi, portando via con sé tante storie di vita e di luoghi. Per fortuna c’è chi ha a cuore il futuro di questo patrimonio linguistico e si adopera per valorizzarlo, come l’artista Paolo Tibaldi, che nella chiacchierata/intervista fatta con noi ci ha detto che “non esistono lingue morte, ma cervelli in letargo”.
Siete pronti a conoscere meglio Paolo e farvi portare in questo viaggio nella lingua piemontese?
Allora… anduma anans! (andiamo avanti!)

Paolo, classe 1989, cresce ai piedi delle Langhe e ha la fortuna di passare lunghi pomeriggi con i nonni e con gli anziani del paese, che gli raccontano storie di vita e aneddoti nella lingua con cui sono cresciuti e che li ha cresciuti, il piemontese. Come spesso accade da bambini, Paolo assorbe come una spugna tutto quello che ha intorno, ma solo da adulto sente la necessità di riavvolgere quel nastro e tornare a quel linguaggio. Nel frattempo alle scuole superiori scopre la sua grande passione, il teatro, dove già nei primi spettacoli si cimenta con un monologo, o meglio, una “predica” in piemontese di Gipo Farassino (celebre cantautore e attore torinese). Finita la scuola, per un anno lavora come contabile in una cantina, ma sente che il richiamo alla sua passione è più importante di tutto il resto, e nel 2009 avviene un incontro che gli cambierà la vita: quello con Oscar Barile e la compagnia da lui fondata “Il nostro teatro di Sinio”. Dal 1981, il gruppo teatrale mette in scena spettacoli in lingua piemontese nell’intimo e delizioso teatro ristrutturato proprio dall’associazione nel centro del piccolo paese di Sinio. Paolo, che da quell’anno non ha mai smesso di collaborare con Barile, trova così il modo di coniugare la sua passione per il teatro con la civiltà piemontese, un connubio unico.
La mia grande passione è il teatro e poterlo esprimere in piemontese per me è il massimo. Nella compagnia di Oscar Barile ho trovato quello che cercavo, e forse anche di più.

Paolo vuole dimostrare che il piemontese è una lingua viva che ha molto da dirci sul nostro presente; così nel 2015, quasi per gioco, inizia a tenere sulla sua pagina Facebook una rubrica dal nome “Abitare il piemontese”. La sua idea era quella di pubblicare ogni lunedì una parola del lessico piemontese e spiegarne la storia, come quella parola entra nel tessuto sociale; quello della rubrica è stato “un pretesto per raccontare una vicenda sociale”, ci racconta. Il progetto ha da subito riscosso molto successo, diversi lettori scrivevano a Paolo per proporre parole di cui volevano conoscere e approfondire il significato, tanto che la “Gazzetta d’Alba” si è interessata all’idea: da 11 anni ogni settimana la rubrica trova spazio sulle pagine del giornale albese, oltre che avere uno spazio nella trasmissione radiofonica di Fabio Gallina su Radio Vallebelbo. Per chi volesse recuperare tutti questi anni di lessico piemontese, abbiamo un’ottima notizia! Da pochi mesi è uscito il libro che raccoglie nove anni della rubrica (Abitare il Piemontese, San Paolo Editore, 2026).
Non bisogna pensare al piemontese come ad una lingua per parlare al passato, è una lingua per parlare al presente e perché no, anche al futuro.
Paolo torna a teatro nel 2023 e porta in scena su tutta provincia di Cuneo e non solo lo spettacolo Tutti i secoli della mia infanzia – Il bambino nei racconti di Beppe Fenoglio, un lavoro nato dalla sua tesi di laurea in Lettere dedicata al grande scrittore della Resistenza albese. A questo spettacolo teatrale Paolo ha dedicato tantissimo tempo e impegno, per lui è stato un modo per avvicinarsi alla letteratura di un grande scrittore che “si ispira ai luoghi del territorio ma affronta tematiche universali, vicende umane, la Resistenza, la figura della donna, del bambino, della sopportazione… È una letteratura antieroica che parla degli abissi e dell’elevazione umana”. Paolo sottolinea che Beppe Fenoglio è il suo autore preferito non perché sia nato e vissuto ad Alba, ma per il modo che ha di raccontare questi luoghi, per il suo stile unico e inimitabile.
Non solo dei giganti come Fenoglio e Pavese, ma Nuto Revelli, Augusto Monti, Maria Tarditi, Giovanni Arpino, Gina Lagorio, Donato Bosca e anche Oscar Barile… Fino a ottanta, novant’anni anni fa, questo territorio non aveva una letteratura, mentre ora annoveriamo una letteratura fra le più belle che potessimo desiderare.

Immaginate quanta tensione potesse provare Tibaldi a pochi giorni dalla prima del suo spettacolo su Fenoglio… Ecco che l’imprevedibilità della vita ci mette lo zampino, e Paolo riceve in quel momento una telefonata da un gigante del territorio, Carlin Petrini. Apprezzando il lavoro che Tibadi svolge per il territorio, Carlin lo chiama per proporgli di presentare al teatro sociale di Alba una serata ideata dal fondatore di SlowFood dal nome Se la Langa è così, che si sarebbe tenuta pochi giorni dopo. Paolo tentenna, ha paura di non riuscire a conciliare la serata con la prima del suo spettacolo, ma come rifiutare un invito di Petrini?
Come spesso accade, i progetti più belli nascono quasi per caso: Tibaldi accetta e la serata va benissimo, tanto che viene riproposta a Pollenzo, dove Carlin annuncia all’insaputa di tutti che quei due incontri sarebbero diventati un libro scritto da lui e Paolo. Detto fatto, un anno dopo esce l’ultimo progetto di Carlin Petrini e il primo progetto editoriale di Tibaldi: Vite di Langa e Roero – Trasformazioni sociali di una civiltà contadina, Slow Food editore, 2025.
Ci sarebbe ancora davvero tanto da dire sul lavoro di Paolo, dal bellissimo film Onde di Terra, che da progetto indipendente ha viaggiato in tantissimi cinema e piazze grazie al passaparola di chi lo aveva visto ( e amato!), ed è stato visto da più di 60.000 persone; al suo viaggio in Argentina fra la comunità piemontese nella pampas, che ha dato i natali allo spettacolo Merica – Una narrazione sulla migrazione piemontese di inizio Novecento; al nuovo spettacolo teatrale Luna Park della compagnia Il nostro teatro di Sinio, che Barile e compagni stanno portando in giro per la provincia in questi mesi estivi. I progetti sono tanti, Paolo Tibaldi è davvero un artista poliedrico e curioso, un gran lavoratore dell’arte, e vi assicuriamo che vedendolo dal vivo questa passione traspare tutta!

Il piemontese è la lingua che ha forgiato i caratteri dei nostri nonni, zii e amici di famiglia, donne e uomini che hanno trascorso vite fatte spesso di fatica nel coltivare una terra non sempre generosa, ma piene di quell’ironia e quel forte senso di comunità; sentire il loro lessico utilizzato nell’arte è un ottimo modo per ricordarci delle nostre radici e per valorizzare una lingua che ha ancora tanto da dirci, che sarebbe bello far rivivere anche fra le generazioni più giovani!
Noi di Le mie strade di Cuneo vi invitiamo a visitare il sito di Paolo Tibaldi, sempre aggiornato con gli spettacoli e le proiezioni in arrivo.
Che lo conosciate in un teatro, in una piazza di paese o in un cinema, siamo sicuri che Paolo riuscirà a farvi divertire e riflettere, e alla fine della serata uscirete più ricchi di come siete entrati!
Arvëdse! (Arrivederci!)
Sito Web: https://paolotibaldi.it/
Instagram: https://www.instagram.com/paolotibaldi_/